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Escuela Bicultural y Bilingue Ugo Foscolo. Argentina.

Camoscio alpino

 
camoscio Perfettamente adattato alla vita alle alte quote, il camoscio è diffuso in tutte le Alpi. Lo si incontra durante l'estate sui pascoli e i dirupi oltre il limite degli alberi, mentre nei mesi invernali può scendere anche nei boschi più in basso. Guardiamolo da vicino. Il corpo è massiccio, le zampe sono forti e dotate di tendini eccezionalmente resistenti per arrampicarsi o scendere di corsa lungo i più ripidi pendii rocciosi. Le due metà dello zoccolo, dalla superficie plantare capace di grande aderenza sulla roccia, si possono divaricare ad angolo retto per milgiorare la presa o frenare sulla neve. Le corna ricurve all'indietro nella parte terminale, invece, servono soltanto nei combattimenti tra maschi e i ricercatori ci leggono l'età dell'animale in base al numero degli anelli di crescita.
Maschi e femmine vivono separati per quasi tutto l'anno. Le femmine abbastanza attaccate alla zona in cui sono nate, i maschi invece, a partire dai quattro-sei anni di età, si allontanano verso altri pascoli e altri branchi. imagen

Tornano insieme tra novembre e dicembre, per la stagione riproduttiva, il periodo di più intensa attività. I maschi più vecchi e più forti, che hanno resistito al freddo di molti inverni, alle malattie e agli attacchi dei predatori e dei parassiti sono quelli che si accoppiano più spesso.

Ciascuno di loro possiede anzi un "harem" composto di femmine dalle quali tiene lontani i maschi più giovani. Quando uno di loro si fa avanti, i due camosci si affrontano con prove di forza e inseguimenti. Ma tenere lontani i concorrenti non è tutto. Occorre anche scoprire qual è il breve periodo dell'estro delle femmine, sempre irrequiete e pronte a lasciare il branco, e guadagnarsene la fiducia. L'accoppiamento dura pochi secondi, poi via: è arrivato l'inverno. I piccoli nasceranno molti mesi più tardi, tra maggio e giugno, al ritorno della bella stagione.

Camoscio d'Abruzzo

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 Solo d'inverno si possono apprezzare le differenze del camoscio d'Abruzzo con quello alpino, per il resto soltanto un pò più snello e dalle corna più lunghe. Il suo mantello invernale, invece che bruno scuro, quasi nero, è marrone con ampie macchie giallo-fulve su fronte, gola, collo, spalle e quarti posteriori. Il camoscio d'Abruzzo infatti è solo una sottospecie del camoscio, che discende forse dai camosci diffusi lungo l'Appennino durante la penultima grande glaciazione, quella di Riss, 200.000 anni fa. Il camoscio alpino, invece, potrebbe essere arrivato nelle sedi attuali 100.000 anni più tardi, durante la glaciazione di Wurm.

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Fino a qualche anno fa non esisteva che un'unica popolazione di circa 400 camosci d'Abruzzo sulle montagne del parco, divisa in sette branchi principali, concentrata nella zona della Camosciara. In due momenti successivi, piccoli nuclei sono stati reintrodotti sulla Maiella e sul Gran Sasso, dove erano presenti fino al secolo scorso. I camosci del parco nazionale d'Abruzzo sono protetti dal 1922 e forse anche per questo sono abbastanza confidenti e avvicinabili. La loro popolazione, anche se piuttosto piccola, gode di ottima salute, grazie anche alla presenza dei suoi predatori naturali (lupo, aquila e orso) che provvedono a eliminare gli individui malati, o meno accorti. La vita dei camosci è scandita dalle stagioni. Le nascite dei piccoli si concentrano alla fine di maggio, in modo tale da assicurare loro tutta l'estate per irrobustirsi in vista dell'inverno. La buona stagione trascorre sulle praterie oltre i 1700 metri. Il periodo di massima attività è per quello riproduttivo, tra novembre e dicembre: lotte tra i maschi, lunghi corteggiamenti, e infine l'accoppiamento. Poi, maschi e femmine si separano per tutto il resto dell'anno. Arriva l'inverno, e i camosci scendono spesso a quote più basse, nella faggeta, dove diventano prede più facili per il lupo.

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Ultima revisión : 06/27/2002
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